IL NUOVO CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA E DELL’INSOLVENZA

Il decreto legislativo n. 14 del 12 Gennaio 2019 ha riformato radicalmente la materia fallimentare abrogando la vecchia disciplina del 1942 già peraltro ampiamente emendata negli anni scorsi. Il Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (CCI) entrerà in vigore nella sua completezza il 14 Agosto 2020; tuttavia alcune disposizioni che possono agevolare una migliore gestione delle procedure, sono già in vigore dal 16 Marzo scorso, con modifica di alcuni articoli del codice civile in materia societaria.

Tra le novità si segnala l’introduzione delle misure di allerta mutuate dall’esperienza francese.

Le misure di allerta sono strumenti potenzialmente idonei a far emergere tempestivamente la crisi d’impresa e hanno lo scopo di salvaguardare l’interesse dei creditori (evitando procedure con soddisfacimento risibile dei crediti) e ristabilire una giusta concorrenza tra le società (le statistiche hanno mostrato come la ritardata apertura della procedura di crisi comporti costi che vengono in ultima analisi sostenuti dalle aziende che si muovono nel rispetto delle regole del mercato) eliminando i comportamenti sleali posti in essere dalle imprese in crisi (mancato pagamento delle imposte o dei contributi previdenziali per accertare la crisi).

Tra le misure di allerta introdotte si segnala l’obbligo per le società di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato.

In punto il legislatore ha statuito che “l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi di impresa e della perdita della continuità aziendale” (art. 375 CCI ad integrazione dell’art. 2086 del c.c.) e che la “gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori” che devono compiere tutte le operazioni necessarie per il compimento dell’oggetto sociale (art. 377 CCI che ha sostituito l’art. 2257 I comma c.c., l’art. 2380 bis I comma c.c., l’art. 2409 novies I comma c.c., l’art. 2475 comma I c.c.).

In futuro, tutte le società dovranno pertanto dotarsi di un assetto organizzativo per la gestione del rischio di impresa tale da salvaguardare il patrimonio societario e la continuità aziendale. In difetto gli amministratori della società risponderanno “verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dell’integrità del patrimonio sociale” e l’azione contro gli amministratori potrà essere proposta quando il patrimonio sociale risulterà insufficiente a soddisfare i crediti (art. 378 CCI che ha integrato l’art. 2476 del c.c.).

Non esiste un assetto organizzativo per la gestione del rischio di impresa valido per tutte le società tuttavia i primi commenti alla norma evidenziano come i modelli organizzativi di gestione e controllo (MOGC ex d.lgs. 231/01) siano strumenti potenzialmente idonei a far emergere tempestivamente la crisi d’impresa.

Altra misura di allerta introdotta dal CCI è l’obbligo di nomina degli organi di controllo o dei revisori (art. 379 CCI ad integrazione dell’art.) per le società che hanno superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:

  1. due milioni di euro dell’attivo dello stato patrimoniale, o dei ricavi delle vendite o delle prestazioni o
  2. occupato una media di più di dieci dipendenti;

Le società che già ora superano le soglie indicate dall’art. 379 CCI devono nominare entro nove mesi i revisori ed i sindaci (e quindi entro Dicembre 2019): è comunque consigliabile procedere senza ritardo alla nomina della figura di controllo per permettere all’incaricato di disporre di un lasso di tempo adeguato per effettuare i controlli prima della chiusura dell’esercizio 2019.

Gli organismi di controllo (sindaci e revisori dei conti) dovranno segnalare senza ritardo agli organi amministrativi della società le operazioni che potrebbero compromettere l’assetto societario (es. tensione finanziaria originata da un ritardo negli incassi dei crediti) aprendo una situazione di crisi.

Nell’Agosto 2019 quando il CCI entrerà definitivamente in vigore nella sua interezza alla segnalazione da parte dei sindaci e dei revisori si aggiungeranno anche quelle degli organi istituzionali (Inps, Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio).

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